A distanza di settimane torniamo nuovamente sulla questione, sia a causa degli incresciosi e vergognosi episodi di Milano e Roma, ma soprattutto perché diverse testate rimangono ferme sulla proposta di abbattimento, arrivando persino a sostenere che i cinghiali siano un pericolo ambientale, caratterizzato da estrema aggressività e tendenza all’omicidio. Per un produttivo scambio di idee, abbiamo deciso di contattare Daniela Filippi, responsabile del gruppo LAV di Genova, prima di addentrarci nel vivo, avresti piacere a riassumerci la vostra storia e come state vivendo queste nuove direttive del DPCM a livello organizzativo?

Il gruppo LAV di Genova nasce nel 1978, nel 1976 ebbi il piacere di conoscere il fondatore della LAV a Roma, Pontillo. L’associazione è stata fondata ufficialmente nel 1977 e la sede di Genova, che viene considerata come una delle sedi più storiche, venne inaugurata l’anno successivo.

Possiamo dire che ad oggi l’attività è stata abbastanza normale, con queste nuove norme dichiarate lo scorso weekend tuttavia, temo che si tornerà a vivere come nel periodo di marzo e di conseguenza ci troveremo a poterci occupare solo di emergenze. Tutto il resto delle nostre consuete attività, vale a dire eventi di informazione sulla gestione degli animali e l’alimentazione, sperimentazione ed argomenti inerenti agli animali, con anche interventi presso le Università, tavoli, raccolte, sono tutte sospese a data da destinarsi. Sicuramente riprenderemo come nel periodo del lockdown, compatibilmente con le possibilità ed i rifornimenti a nostra disposizione, a svolgere distribuzione di cibo per cani e gatti ai nuclei familiari che si trovano in situazioni di difficoltà finanziaria. Questo è un servizio che in realtà avevamo avviato già prima della pandemia, in quanto lo scenario genovese dal punto di vista economico, era già in difficoltà prima a causa delle alluvioni e della caduta del Ponte Morandi.

Tra le svariate attività che ho avuto il piacere di conoscere ed intervistare ad oggi, molte hanno deciso di lanciarsi su eventi online, voi cosa ne pensate?

Questa è un’attività che viene svolta ma a livello nazionale, organizziamo degli eventi online con la partecipazione da parte di tutti gli attivisti distribuiti sul territorio, oltre alle dirette sulla nostra pagina di Facebook.

Proprio grazie alle vostre dirette son venuta a conoscenza di cosa sia davvero accaduto ai Cinghiali finiti nei Navigli di Milano, ennesimo episodio di violenza con il quale vorrei addentrarmi nella questione, immagino non siano storie nuove per voi, giusto?

Sono quindici anni che affrontiamo la situazione dei Cinghiali e già in passato si era cercato di consigliare e proporre delle alternative che corrispondono a quelle attuali. In questi quindici anni non abbiamo mai smesso di chiedere una miglior gestione dei rifiuti ed un altro elemento cruciale, ossia la chiusura dei varchi da cui i Cinghiali accedono in città. Con questo ultimo punto mi riferisco soprattutto alle comunità nei letti del Bisagno ma anche di Polcevera: la chiusura dei varchi implicherebbe la risoluzione definitiva del problema, eppure qualsiasi nostra richiesta in tal senso è stata sempre, e continua ad essere, ignorata.

Credo sia evidente che la caccia non può essere la soluzione, di fatto nonostante venga praticata a livello massiccio, la situazione non migliora, anzi. Bisogna indagare, bisogna che i cittadini si chiedano quanto queste persone siano davvero interessate a risolvere il problema dal momento che a quest’ora ci dovrebbero essere dei risultati quanto mai evidenti del loro successo. Ho avuto modo di leggere la tua intervista con Fabio Dolia e a mia volta vorrei denunciare a gran voce questa barbarie che persevera sul nostro territorio, oltre a quelle oscenità comunemente conosciute come ZAC. Qui si parla di autentica tortura di queste povere creature.

Sappiamo che sono tutte realtà tuttavia regolamentate dalle leggi, è corretto?

A livello di legge non è possibile immettere sul territorio gli animali definiti “invasivi” e di conseguenza una volta catturati, non possono essere rilasciate ed è altrettanto ovvio che una volta finiti in una ZAC, non ne potranno uscire vivi. Arrivano che pesano una trentina di chili , ma purtroppo (come tutti d’altronde) crescono e quindi vengono uccisi: questo solamente dopo essere stati braccati, morsicati e torturati dai cani che devono apprendere a cacciarli. Questa è un’attività che va affrontata assolutamente e nel modo più serio possibile, noi liguri in particolare, dovremmo vergognarci nel profondo per tutte queste aree sparse per il nostro territorio. Inoltre trovo doveroso anche sottolineare che si tratta di terreni pubblici che gli vengono concessi in gestione per anni e anni a cifre a dir poco irrisorie, quando invece se si vanno a chiedere gli stessi per attività di rifugio o per risolvere comunque i problemi, incredibilmente non ve n’è mai disponibilità.

Non so quanto concretamente riusciremo a lavorare su tutti questi aspetti con la nuova giunta regionale, ancora non abbiamo avuto modo di incontrare l’assessore, ma ci risulta essere un grande appassionato di caccia. Ci sono molte cose da discutere, tra le nostre proposte vi è anche l’inserimento di un alcoltest obbligatorio per tutti coloro che girano armati: trovo che sia quanto mai necessario, dal momento che sottoponiamo chi guida alla stessa procedura perché potrebbe costituire un pericolo, che anche coloro che girano armati per i boschi, debbano dimostrare di essere nel pieno controllo.

Con riferimento a tutti gli incidenti che continuano ad avere luogo?

Diciamo che la convivialità dei cacciatori va a salame e vino, non mi sorprenderebbe se dopo tot bicchieri di vino, si arrivasse a scambiare una persona che raccoglie funghi per un cinghiale (come continua ad accadere). Sarebbe interessante stendere un rapporto a proposito, confrontare gli incidenti provocati dai cinghiali e quelli mortali e non provocati dai cacciatori, parliamo di dati pubblici.

A cosa facciamo riferimento parlando di incidenti con i cinghiali, di persone cadute dalla moto? Mi verrebbe da pensare che possa essere più per la paura che altro. Se si mantengono le distanze e ci si ferma, dandogli il tempo di passare, non succede nulla: chiaro che anche questi casi andrebbero fatti degli alcoltest e capire se le persone stessero sfrecciando a massima velocità, anche per questo infatti si insiste su inserire della segnaletica specifica in determinate aree. Io ho viaggiato molto in Norvegia, dove convivono con le alci, hanno posto segnaletica particolare, basta rallentare e aspettare; se riescono a convivere con questi cavalli immensi dotati di corna, non vedo perché non possiamo riuscire a trovare un compromesso con quattro maiali.

La situazione è chiaramente in stato di emergenza, per cui non si può battere in ritirata. Tuttavia mi rendo conto che il periodo limita anche a livello di iniziative, avete già qualcosa in mente? Quale potrebbe essere una prossima mossa?

Noi chiederemo un appuntamento al nuovo Assessore Regionale Piana e continueremo a spingere sulle nostre richieste, quindi tecniche di contenimento, gestione dei rifiuti e non sdegneremo neanche la campagna di sterilizzazione avanzata da altri movimenti animalisti. Son alternative che ad oggi son state adottate in altri territori, ma sempre con riferimento a piccole realtà: qui in Liguria potrebbe essere interessante vederne i risultati applicati su larga scala, magari anche solo partendo da quelli catturati.

Altro punto che vogliamo assolutamente affrontare è la Legge Regionale: questa infatti parla di “Immissione”, ossia come se trattassimo di prendere animali che prima non erano presenti sul territorio e li inserissimo. Qui chiaramente parliamo di una situazione totalmente differente: se catturo un cinghiale a De Ferrari e lo porto in campagna per lasciarlo libero, si tratta di un spostamento, ma di un animale che comunque appartiene e vive in quel territorio; direi che è assolutamente errato parlare di immissione. Questo è un punto fondamentale da valutare, soprattutto nell’ottica di tutte quelle situazioni in cui questi animali sono stati catturati e non siamo riusciti a permetterne il rilascio in un’altra zona. A causa di questa legge nel momento in cui vengono catturati le opzioni sono solamente due: venire abbattuti direttamente sul posto oppure finire nelle ZAC.

Continueremo a sostenervi e a chiedervi aggiornamenti, vorresti aggiungere qualcosa in conclusione?

In primis ai cittadini sia del contesto rurale che urbano: vorrei ricordare che stiamo parlando di animali selvatici e che di conseguenza non devono abituarsi alla nostra presenza né a dipendere da noi per il cibo, altrimenti è ovvio che continueranno ad essere presenti anche in zone abitate. La cosa più sbagliata da fare è continuare ad alimentarli e quindi dargli una ragione concreta per insediarsi in una zona precisa: se avete a cuore il loro benessere e volete continuare a sostentarli, portateli in aree boschive, nel nostro territorio non mancano di certo. Per coloro che hanno scelto la vita in campagna e che vivono questa loro decisione con uno spirito di intolleranza verso qualsiasi forma di vita che li circonda, li inviterei a valutare un ritorno nel contesto urbano oppure di scendere a patti con il luogo dove hanno scelto di vivere, esistono le recinzioni, non mi stancherò mai di dirlo!

Altra cosa importante che vorrei sottolineare, che si smetta di trattarli come fossero animali domestici o abituati all’uomo: non devono diventarlo, sono selvatici. Non dovete avvicinarvi e far foto e video o pensare di poter coccolare i cuccioli, la madre per istinto vi caricherà e non avrete alcuna comprensione da parte nostra, a parlare di aggressioni da parte di questi animali. Vi ringraziamo per l’intervista e speriamo di essere ricevuti al più presto dall’Assessore Piana e alle istituzioni in generale, chiediamo pace e colloqui costruttivi.

A nostra volta invitiamo tutti i nostri lettori ad informarsi ancora sull’argomento e a valutare concreti cambiamenti che possano migliorare la situazione per la città, questi animali e tutti noi.

 

 

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