Mihajlovic: “Non ho più lacrime, mi sono rotto di piangere. Non sono un eroe”

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Mihajlovic in conferenza stampa: “Sono ancora qui. Non sono un eroe ma un uomo”

Per la prima volta dopo l’annuncio della malattia, Sinisa Mihajlovic torna a parlare delle sue condizioni di salute. Il tecnico del Bologna, durante una conferenza stampa al Dall’Ara, ha fatto il punto sulle terapie a cui si sta sottoponendo per curarsi dalla leucemia.”In questi quattro mesi difficili ho conosciuto medici straordinari, infermieri che mi hanno curato, sopportato e supportato. So che ho un carattere forte, anche difficile. Chi meglio di loro può capire quanto sia difficile fisicamente e psicologicamente affrontare una cosa del genere. Voglio ringraziare tutti di cuore. Ho capito subito che ero nelle mani giuste”, ha detto Mihajlovic.

Non sono un eroe, ora parliamo di calcio, mi sono rotto di piangere. Ho passato mesi duri, di sacrifici, ora voglio vederli anche dai miei giocatori in campo, perché sono incazzato nero per questa classifica e le ultime prestazioni”, ha aggiunto il tecnico del Bologna, dimostrando di avere sempre la tenacia e il carattere di un tempo.

“In questi 4 mesi ho pianto e non ho più le lacrime. Mi sono rotto le palle di piangere“, ha aggiunto Mihajlovic. Per lui si tratta di un graduale ritorno alla normalità, dopo il trapianto di midollo osseo avvenuto un mese fa. “Siamo ad appena un mese e i primi cento giorni sono delicati, si crea un nuovo sistema immunitario che a lungo sarà molto fragile, il ritorno alla vita normale avverrà gradualmente, valuteremo di volta in volta la possibilità che Sinisa possa essere presente”, ha spiegato Francesca Bonifazi, l’ematologo del Sant’Orsola che ha eseguito il trapianto.

L’allenatore serbo potrà allenare a Casteldebole, ma non ci sarà domenica contro il Napoli, mentre per le due partite in casa contro Milan e Atalanta si valuterà in seguito.”Ho passato 4 mesi in una stanza, solo, sognando di respirare l’aria fresca, incazzandomi alla tv per le partite. Dopo l’ultimo ciclo non ho sentito la squadra per tre settimane, ero troppo debole, ora ci sarò sempre quando posso, perché mi fa sentire vivo. So che non è la fine del percorso ma un po’ per me sì, perché sono uscito da quell’ospedale, spero da uomo migliore”.

Mihajlovic lancia anche un messaggio a tutti coloro che stanno affrontando momenti difficili come il suo: “Non mi sono mai sentito un eroe, aver coraggio non vince queste malattie, e voglio dire a tutti quelli che stanno passando la stessa esperienza che non si devono sentire meno forti se affrontano la malattia in modo diverso, non c’è da vergognarsi ad avere paura, essere disperati, piangere, l’unica cosa che non devono perdere mai è la voglia di vivere”.

Non mancano i momenti di commozione, specie quando ricorda la sua famiglia e la vicinanza che gli ha dato: “Mia moglie che è stata lì tutti i giorni dimostrandomi di essere molto fortunato ad avere l’unica persona che conosco che ha più palle di me; i miei figli, mio fratello, mia madre in Serbia. In questi 4 mesi difficili ho conosciuto persone straordinarie, gli infermieri che mi hanno curato e supportato. Ho un carattere forte, a volte difficile, loro sono stati meravigliosi”. E ancora: “Ringrazio chi ha fatto striscioni, pellegrinaggi, lettere. È stato bellissimo, voglio ringraziare tutti. Mi sono sentito protetto, soprattutto dai tifosi del Bologna, mi hanno trattato come un figlio”.

Nel corso della conferenza stampa al Dall’Ara, c’è anche una gradita sorpresa per Mihajlovic, con i suoi giocatori che sono entrati per partecipare a questo momento molto delicato: “Non dovevate essere in campo? Fanno di tutto per non allenarsi”, ha commentato ironicamente Sinisa.

C’è spazio anche per il mercato, con Ibrahimovic che è stato più volte accostato al Bologna: “Ci siamo sentiti l’ultima volta 10 giorni fa, è interessato, se viene sarebbe per la nostra amicizia ma capisco che ci sono anche altre soluzioni. Mi chiamerà per dirmi cosa ha deciso, ma non credo sapremo prima del 10 dicembre”.

Ma Mihajlovic come sta? Per quanto riguarda le condizioni di salute del serbo, che un mese fa si è sottoposto al trapianto di midollo osseo, i medici hanno spiegato che ci vorrà tempo per capire le reazioni del suo fisico. “Dopo 100 giorni si inizia a creare un nuovo sistema immunitario e si fa un passo importante, si abbassano i rischi collegati al trapianto, ma puoi esser definito guarito dopo cinque anni, dopo due c’è la riduzione significativa della possibilità di ricaduta, dopo 6 mesi inizia un percorso di vaccinazione perché tutte le malattie avute possono tornare”, ha spiegato la dottoressa Bonifazi.

Sinisa Mihajlovic ci insegna che il cancro non si combatte facendo gli eroi, ma senza paura di mostrarsi umani

Autore

Classe 1992, nasce in un piccolo paese in provincia di Reggio Calabria, ma vive a Roma da circa dieci anni. Giornalista professionista. Negli anni ha maturato diverse esperienze in testate online, radio e tv. Ha frequentato il Master in Giornalismo della Lumsa. Si occupa per TPI di SEO e produzione di notizie.

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